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martedì 20 luglio 2010

Punt'e nù: gli angoli.

Osservando i lavori realizzati a punt'e nù si può notare come le fasce ricamate siano costituite da uno o più motivi  (arenara, caboniscu, arrosa, carira ecc.) che vengono ripetuti in sequenza. Impostare il lavoro richiede tutta una serie di calcoli, per evitare che il disegno resti decentrato. Il conteggio dei fili inoltre consente di stabilire quante volte il motivo può essere ripetuto nello spazio a disposizione, lasciando eguale spazio ai lati tra la fine del ricamo e l'orlo del tessuto.
Il centro di ciascuna striscia e gli angoli richiedono particolare attenzione. In pratica i motivi in quei punti dovranno risultare 'a specchio': di 180° in orizzontale per il centro della fascia laterale e di 45° per l'angolo.
Questo procedimento - cioè realizzare i motivi 'a specchio' con angolo di 45° - l'ho riscontrata anche nelle fasce che fanno da cornice a molti tappetti a 'pibionis' tipici dell'artigianato sardo.
Ecco qui di seguito alcune foto che illustrano quanto ho appena detto a proposito degli angoli 'a specchio':


Qualche volta si interrompe un motivo e nell'angolo si inserisce un motivo quadrato come in questo caso:
e questo è un esempio di fusione 'siamese' di due 'caboniscusu':

giovedì 8 luglio 2010

Punt'e nù: i bordi.

Le tovaglie e le tovagliette ricamate con questo tipo di punto solitamente sono rifinite con un orlo stretto, al massimo di qualche centimetro, assicurato con un punto a giorno semplice,oppure un punto quadro,

o un semplice gigliuccio.


Altre volte la decorazione, oltre allo sfilato che è sempre presente, è arricchita con una smerlatura formata da archetti volanti a punto festone, semplici o con un pippiolino,

oppure più complessi, come in questo caso...

Le foto che ho esposto per illustrare l'argomento sono le mie (alcune le avrete sicuramente già viste su http://www.tuttoricamo.com/ ). I soggetti delle foto invece non sono realizzati da me ma dalle bravissime artigiane ricamatrici di Teulada (http://www.issinnus.it/ ) che qualche anno fa, durante un'esposizione, mi permisero di fotografare i loro capolavori.

lunedì 22 febbraio 2010

lavorare non in diagonale...

È possibile lavorare in orizzontale o in verticale, piuttosto che in diagonale, ma è meglio farlo solo per brevi tratti perchè altrimenti l'effetto non è molto gradevole. ci sono delle parti che è necessario fare in verticale come nel motivo de 'sa prama', dove il fusto è realizzato con punti in verticale, oppure - come nella foto sotto - il collo de 'su caponiscu' (= il galletto). in questo caso occorre saltare una trama per ritrovare il filo che si trova sulla stessa linea, per cui i nodi risultano leggermente più distanziati ed a seconda del filo o del tessuto usato, il risultato non è soddisfacente.
se si devono fare invece lunghi tratti è preferibile uno zig-zag di un solo nodo (tipo: un nodo su ed uno giù e così via... se si va in orizzontale o uno più a sinistra ed uno più a destra se si va in verticale)


sabato 20 febbraio 2010

come tenere il filo: fase discendente

nella fase discendente, al contrario, il filo va tenuto in alto, rispetto all'ago che prende la trama...



.... quindi il filo si avvolge attorno all'ago dall'alto verso il basso...

come tenere il filo: fase ascendente

nella fase ascendente il filo va tenuto verso il basso: questo consente anche di vedere meglio la trama da prendere con l'ago...



... quindi si avvolge il filo attorno all'ago dal basso verso l'alto come indicato nella foto seguente...

ripeto il filmato senza l'audio... l'altro lo leverò!

giovedì 18 febbraio 2010

quando sono stati fatti altri 3 o 4 nodi si può procedere al taglio del filo iniziale ormai assicurato
per iniziare si prende una trama come nella foto sotto, lasciando circa 3 cm di filo che verrà assicurato con i successivi due nodi.



quindi riprendere la stessa trama e formare il nodo passando il filo sull'ago (vedere foto sotto):

successivamente prendere con l'ago la trama che si trova a destra della precedente ma un filo più su (vedere la foto con lo schema dello zig-zag) e fare un altro nodo come indicato nella foto sotto, facendo passare il filo sotto quello 'volante' lasciato libero all'inizio, in modo da acchiapparlo dentro il nodo.

fare anche il terzo nodo come il secondo, sempre seguendo lo schema dello zig-zag.


alla base del punt'e nù c'è - come dice lo stesso nome - un nodo. in base al modo in cui vengono disposti i nodi si formano i motivi più semplici: sa dentedda (= dentello), su sproni, sa gruxitta (= la crocetta: la 'x', per convenzione, in sardo rende graficamente un suono che non esiste nell'alfabeto italiano, per cui si legge non 'cs' ma come la 'j' francese di 'jour').

per cominciare faccio un motivo a zig-zag, di solito utilizzato come bordino.

i pallini rossi indicano la posizione in cui verrano a trovarsi i nodi nello zig-zag.

si può utilizzare sia l'ago con la punta che quella senza punta: io preferisco quest'ultima, così evito di prendere le trame a metà...

mercoledì 17 febbraio 2010

con un tessuto 11 f. x cm. si può usare il ritorto n° 8, come quello della foto sopra

mentre per esempio con una tela assisi va bene il numero 12.

Lezione 1


il punt'e nù si lavora sui fili verticali del tessuto (non importa se di ordito o trama, tanto il tessuto ha un'armatura quadrata). nella foto sopra le frecce rosse indicano i fili su cui si lavora mentre quelle verdi indicano quelli che non si utilizzano mai.
durante la lavorazione il tessuto non va mai girato, il ricamo può essere effettuato nel verso di tutt'e quattro le diagonali e cioè:
  • da alto sinistra verso basso destra o viceversa,
  • da basso sinistra verso alto destra o viceversa.

Tessuto per il punt'e nù


per cominciare con il punt'e nù è necessario utilizzare una stoffa ad armatura perfettamente quadrata. le prime volte, meglio utilizzare un tessuto con le trame ben evidenti come quello in foto (11 f x cm). io - che sono un po' 'zurpa' (=ceccata come dicono a Roma) la mia prima volta usai un tessuto ancora più grosso, un canapone per fare copritavolo (circa 5-6 f x cm) e cotone da uncinetto n° 8 a tre capi (di quelli che vendono in rocche). in tal modo avevo la certezza di vedere bene ciò che facevo ed in caso di errore di poter disfare con discreta facilità.
in seguito, quando si è più sicure, si potrà usare un tessuto più fine e con un maggiore numero di fili per cm.


 
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